L'affare più controverso
degli ultimi dieci anni, mobilita l'opposizione di centrodestra del comune di
Sestu: «Sento puzza di speculazione», commenta Antonio Mura, capogruppo di
Forza Italia. Le ultime vicende del Centro Agroalimentare gli hanno fatto drizzare
le antenne: apprese le notizie riguardanti l'interesse del consorzio
Mediterraneo ad investire nel territorio e quelle relative alle varianti
proposte dall'Ingrosso, nonché il monito ai grossisti del pesce rispetto al
progetto già in atto a Sestu, Mura ha presentato un'interrogazione urgentissima
al sindaco Aldo Pili. In sintesi: «Perché non si è volutoportare avanti un
serio confronto con i proponenti l'iniziativa (Consorzio Mediterraneo, ndr), al
fine di favorire un così importante insediamento commerciale nel nostro
territorio?». Insomma: «Perché ha preferito, attraverso la risposta
dell'ufficio tecnico, indirizzare il consorzio ittico Mediterraneo verso la esistente
struttura del mercato ortofrutticolo “L'Ingrosso”?». Ma soprattutto: «Chi o
cosa lo ha indotto a non prendere nella dovuta considerazione la proposta
avanzata dal consorzio ittico Mediterraneo, indirizzandolo invece verso una
struttura privata realizzata recentemente in territorio comunale? ».
Il nodo pubblico-privato
ritorna quindi prepotentemente sulla scena: che interesse può avere il Comune
verso un'iniziativa imprenditoriale che di pubblico non ha più niente? E allora
è bene ricordare i passaggi salienti di questo affaire.Nel 1997 viene stipulatoil
Pia, piano integrato d'area per costruire il centro agroalimentare: la società
Campidano (riconducibile a Zuncheddu, tramite l'amministratore delegato Gian
Pietro Sirca), la Lega delle cooperative, la Regione, la Provincia e il comune
di Sestu sottoscrivono l'accordo (8 settembre 1997). La Regione consegna al
Comune un finanziamento straordinario di 30 miliardi di lire per appaltare
strade e cavalcavia.
A settembre del 2002 (alla
guida di Sestu c'è il forzista Luciano Taccori), il Comune decide di rimodulare
l'accordo: cede ai privati la “galleria di contrattazione” che spettava alla
Società di gestione (tutti i partecipanti all'accordo ma con il Comune al 51%
delle quote). A questo punto la società di gestione è una “scatola vuota”:
l'amministrazione comunale la manda in liquidazione. Ed è così che il pubblico
esce completamente di scena, lasciando nelle mani dei privati, ma soprattutto
del Privato Zuncheddu. Così, dopo il miraggio del miracolo economico
dell'ortofrutta (sei operatori avrebbero già chiuso baracca eburattini), ora, a
cadere nella rete del super mercatone di Zuncheddu potrebberoessere i
pescivendoli:abboccheranno al privato che costruisce solo il vendibile, quando
è già venduto?
Dopo la frutta e verdura, ora
tocca ai pesci. Mancano ancora la carne e i fiori, ma il pranzo è quasi
servito: Centro agroalimentare atto secondo. Dopo le strategie di persuasione
politico-economiche del sindaco Emilio Floris(rincari del 195% sui canoni
d'affitto dei box comunali) per spingere gli operatori di viale Monastir verso
il mercatone privato di Sestu, stavolta è lo stesso sindaco del piccolo centro
dell'hinterland a spingere i grossisti del pesce tra le carissime braccia
dell'editore costruttore Sergio Zuncheddu. Tutti pazzi per Zunk: a destra e
sinistra, passando per il centro: Aldo Pili, sindaco dal maggio 2005 è stato
eletto nelle liste Democrazia e libertà - La Margherita. Prima i fatti: lo
scorso febbraio il consorzio ittico Mediterraneo, operante nella struttura di
Cagliari scrive al Comune, direttamente al sindaco Pili.
Oggetto: richiesta di parere
preliminare relativo alla costruzione di un fabbricato commerciale per la
vendita all'ingrosso di prodotti ittici nel territorio di Sestu. Il presidente
del consorzio, Giorgio Porcu, indica la località "Siurru"come sede
per la nuova attività: zona “D2”, commerciale, artigianale, industriale e di
deposito, non ancora lottizzato. L'area si trova ai piedi dello svincolo della
131 con la Pedemontana del Cixerri sul lato destro in direzione Sassari, al
chilometro 12. «Il consorzio Mediterraneo », spiega Porcu, «ha avviato le
trattative d'acquisto di una parte di esso, circa due ettari, ed è intenzionato
a promuovere la lottizzazione di tutto il comparto nonché la realizzazione di
tutte le opere di urbanizzazione». Il fabbricato avrà una superficie coperta di
5mila metri quadrati ed ospiterà le attività degli operatori all'ingrosso che
costituiscono il Consorzio. Che, fanno notare i proponenti «è oggi costituito
da dieci aziende attualmente operanti all'interno del mercato ittico ingrosso
di Cagliari, il cui fatturato rappresenta il 60/70% del fatturato totale».
Anche se annunciano: «a
struttura ultimata il fabbricato ospiterà 14 aziende». Il Comune risponde solo
un mese più tardi, il 14 marzo, per mano dell'ufficio tecnico. Che, dopo una
serie di delucidazioni tecniche e normative, chiude il documento con un
singolare rimando: «Con riferimento a quanto indicato circa la destinazione
d'uso finale dell'immobile “vendita all'ingrosso di prodotti ittici”, si
ritiene precisare che nella competenza primaria del Comune in termini di
pianificazione del territorio è stato già determinato nel contesto del
Programma integrato d'Area Centro Agro Alimentare di Sestu (…) la realizzazione
del mercato ittico». Insomma: iniziative uguali o simili devono essere
verificate nel contesto dell'accordo di programma, coinvolgendo tutti i
soggetti interessati... Non passa molto tempo, siamo a maggio, quando con un
tempismo perfetto la società di Zuncheddu (“L'Ingrosso”) invia al Comune la
documentazione relativa alla richiesta di variante al piano particolareggiato.
In allegato ci sono anche i tempi di realizzazione degli interventi di Piano:
«Entro 18 mesi dal rilascio delle concessioni edilizie, la società promotrice
provvederà alla realizzazione elle costruzioni del Centro Agroalimentare, entro
il medesimo termine dovranno essere completati i lavori di realizzazione delle
opere di urbanizzazione previste in variante». Al punto seguente,“Realizzazione
delle altre costruzioni”, si ricorda: «È in facoltà della società promotrice
del Centro Agroalimentare realizzare nel termine i 10 anni dall'approvazione
del presente piano di attuazione, le costruzioni, fino alla concorrenza della
volumetria massima edificabile…».
A questo proposito un primo
interrogativo: ma dieci anni, dall'approvazione del piano nel 1997, non sono
già passati? Ma soprattutto: dopo dieci anni l'unica cosa inaugurata del Centro
Agroalimentare non è che il mercato ortofrutticolo, i cui box sono stati pagati
interamente e a peso d'oro dai grossisti emigrati da viale Monastir. Eppure, ma
questo è un capitolo a parte, l'apporto finanziario pubblico non mancò: la
Regione ci mise 30 miliardi di vecchie lire su quel progetto. Si diceva della
tempistica perfetta, l'ultimo passaggio è di qualche giorno fa. L'11 di luglio
“L'Ingrosso” scrive ancora una volta al Comune di Sestu.Oggetto: Programma
integrato d'area e Accordo di programma "Centro Agroalimentare". «In
riferimento al Pia in oggetto e alla variante del connesso progetto di
lottizzazione, con la presente siamo a confermarvi che i tempi di attuazione
del programma di investimento e sviluppo, saranno attuati secondo quanto già
stabilito nell'Accordo di programma». E spiega: «In particolare, si procederà
alla realizzazione e messa in esercizio degli altri mercati, coerentemente con la
esistente struttura del mercato ortofrutticolo (entrato in esercizio il 28
maggio del 2007)». E così parallelamente al “cash and carry”, saranno
sviluppati i restanti mercati previsti dall'accordo: quello ittico, appunto, il
florovivaistico, avicunicolo e delle carni. Sarà un caso ma anche la sequenza è
cambiata: nel sito della società si parla del «grande progetto dell'Ingrosso,
Mercato Agroalimentare della Sardegna», prima dei pesci c'erano i fiori. Ma
forse per quello nessuno si è ancora presentato con una proposta tra le mani da
dirottare nel Centro Agroalimentare fantasma di Sestu: dove l'unico mercato
realizzato è quello pagato dagli operatori a peso d'oro: circa 1.200 euro al
metro quadro per un box.Un esempio: per acquistare 160 metri quadri bisognava
sborsare 194 mila euro. Più Iva al 20%.