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 Paolo Casu: Dopo la frutta e verdura, ora tocca ai pesci. Mancano ancora la carne e i fiori,

PoliticaDopo la frutta e verdura, ora tocca ai pesci. Mancano ancora la carne e i fiori, ma il pranzo è quasi servito: Centro agroalimentare atto secondo. Dopo le strategie di persuasione politico-economiche del sindaco Emilio Floris(rincari del 195% sui canoni d'affitto dei box comunali) per spingere gli operatori di viale Monastir verso il mercatone privato di Sestu, stavolta è lo stesso sindaco del piccolo centro dell'hinterland a spingere i grossisti del pesce tra le carissime braccia dell'editore costruttore Sergio Zuncheddu. Tutti pazzi per Zunk: a destra e sinistra, passando per il centro: Aldo Pili, sindaco dal maggio 2005 è stato eletto nelle liste Democrazia e libertà - La Margherita. Prima i fatti: lo scorso febbraio il consorzio ittico Mediterraneo, operante nella struttura di Cagliari scrive al Comune, direttamente al sindaco Pili

L'affare più controverso degli ultimi dieci anni, mobilita l'opposizione di centrodestra del comune di Sestu: «Sento puzza di speculazione», commenta Antonio Mura, capogruppo di Forza Italia. Le ultime vicende del Centro Agroalimentare gli hanno fatto drizzare le antenne: apprese le notizie riguardanti l'interesse del consorzio Mediterraneo ad investire nel territorio e quelle relative alle varianti proposte dall'Ingrosso, nonché il monito ai grossisti del pesce rispetto al progetto già in atto a Sestu, Mura ha presentato un'interrogazione urgentissima al sindaco Aldo Pili. In sintesi: «Perché non si è volutoportare avanti un serio confronto con i proponenti l'iniziativa (Consorzio Mediterraneo, ndr), al fine di favorire un così importante insediamento commerciale nel nostro territorio?». Insomma: «Perché ha preferito, attraverso la risposta dell'ufficio tecnico, indirizzare il consorzio ittico Mediterraneo verso la esistente struttura del mercato ortofrutticolo “L'Ingrosso”?». Ma soprattutto: «Chi o cosa lo ha indotto a non prendere nella dovuta considerazione la proposta avanzata dal consorzio ittico Mediterraneo, indirizzandolo invece verso una struttura privata realizzata recentemente in territorio comunale? ».

Il nodo pubblico-privato ritorna quindi prepotentemente sulla scena: che interesse può avere il Comune verso un'iniziativa imprenditoriale che di pubblico non ha più niente? E allora è bene ricordare i passaggi salienti di questo affaire.Nel 1997 viene stipulatoil Pia, piano integrato d'area per costruire il centro agroalimentare: la società Campidano (riconducibile a Zuncheddu, tramite l'amministratore delegato Gian Pietro Sirca), la Lega delle cooperative, la Regione, la Provincia e il comune di Sestu sottoscrivono l'accordo (8 settembre 1997). La Regione consegna al Comune un finanziamento straordinario di 30 miliardi di lire per appaltare strade e cavalcavia.

A settembre del 2002 (alla guida di Sestu c'è il forzista Luciano Taccori), il Comune decide di rimodulare l'accordo: cede ai privati la “galleria di contrattazione” che spettava alla Società di gestione (tutti i partecipanti all'accordo ma con il Comune al 51% delle quote). A questo punto la società di gestione è una “scatola vuota”: l'amministrazione comunale la manda in liquidazione. Ed è così che il pubblico esce completamente di scena, lasciando nelle mani dei privati, ma soprattutto del Privato Zuncheddu. Così, dopo il miraggio del miracolo economico dell'ortofrutta (sei operatori avrebbero già chiuso baracca eburattini), ora, a cadere nella rete del super mercatone di Zuncheddu potrebberoessere i pescivendoli:abboccheranno al privato che costruisce solo il vendibile, quando è già venduto?

Dopo la frutta e verdura, ora tocca ai pesci. Mancano ancora la carne e i fiori, ma il pranzo è quasi servito: Centro agroalimentare atto secondo. Dopo le strategie di persuasione politico-economiche del sindaco Emilio Floris(rincari del 195% sui canoni d'affitto dei box comunali) per spingere gli operatori di viale Monastir verso il mercatone privato di Sestu, stavolta è lo stesso sindaco del piccolo centro dell'hinterland a spingere i grossisti del pesce tra le carissime braccia dell'editore costruttore Sergio Zuncheddu. Tutti pazzi per Zunk: a destra e sinistra, passando per il centro: Aldo Pili, sindaco dal maggio 2005 è stato eletto nelle liste Democrazia e libertà - La Margherita. Prima i fatti: lo scorso febbraio il consorzio ittico Mediterraneo, operante nella struttura di Cagliari scrive al Comune, direttamente al sindaco Pili.

Oggetto: richiesta di parere preliminare relativo alla costruzione di un fabbricato commerciale per la vendita all'ingrosso di prodotti ittici nel territorio di Sestu. Il presidente del consorzio, Giorgio Porcu, indica la località "Siurru"come sede per la nuova attività: zona “D2”, commerciale, artigianale, industriale e di deposito, non ancora lottizzato. L'area si trova ai piedi dello svincolo della 131 con la Pedemontana del Cixerri sul lato destro in direzione Sassari, al chilometro 12. «Il consorzio Mediterraneo », spiega Porcu, «ha avviato le trattative d'acquisto di una parte di esso, circa due ettari, ed è intenzionato a promuovere la lottizzazione di tutto il comparto nonché la realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione». Il fabbricato avrà una superficie coperta di 5mila metri quadrati ed ospiterà le attività degli operatori all'ingrosso che costituiscono il Consorzio. Che, fanno notare i proponenti «è oggi costituito da dieci aziende attualmente operanti all'interno del mercato ittico ingrosso di Cagliari, il cui fatturato rappresenta il 60/70% del fatturato totale».

Anche se annunciano: «a struttura ultimata il fabbricato ospiterà 14 aziende». Il Comune risponde solo un mese più tardi, il 14 marzo, per mano dell'ufficio tecnico. Che, dopo una serie di delucidazioni tecniche e normative, chiude il documento con un singolare rimando: «Con riferimento a quanto indicato circa la destinazione d'uso finale dell'immobile “vendita all'ingrosso di prodotti ittici”, si ritiene precisare che nella competenza primaria del Comune in termini di pianificazione del territorio è stato già determinato nel contesto del Programma integrato d'Area Centro Agro Alimentare di Sestu (…) la realizzazione del mercato ittico». Insomma: iniziative uguali o simili devono essere verificate nel contesto dell'accordo di programma, coinvolgendo tutti i soggetti interessati... Non passa molto tempo, siamo a maggio, quando con un tempismo perfetto la società di Zuncheddu (“L'Ingrosso”) invia al Comune la documentazione relativa alla richiesta di variante al piano particolareggiato. In allegato ci sono anche i tempi di realizzazione degli interventi di Piano: «Entro 18 mesi dal rilascio delle concessioni edilizie, la società promotrice provvederà alla realizzazione elle costruzioni del Centro Agroalimentare, entro il medesimo termine dovranno essere completati i lavori di realizzazione delle opere di urbanizzazione previste in variante». Al punto seguente,“Realizzazione delle altre costruzioni”, si ricorda: «È in facoltà della società promotrice del Centro Agroalimentare realizzare nel termine i 10 anni dall'approvazione del presente piano di attuazione, le costruzioni, fino alla concorrenza della volumetria massima edificabile…».

A questo proposito un primo interrogativo: ma dieci anni, dall'approvazione del piano nel 1997, non sono già passati? Ma soprattutto: dopo dieci anni l'unica cosa inaugurata del Centro Agroalimentare non è che il mercato ortofrutticolo, i cui box sono stati pagati interamente e a peso d'oro dai grossisti emigrati da viale Monastir. Eppure, ma questo è un capitolo a parte, l'apporto finanziario pubblico non mancò: la Regione ci mise 30 miliardi di vecchie lire su quel progetto. Si diceva della tempistica perfetta, l'ultimo passaggio è di qualche giorno fa. L'11 di luglio “L'Ingrosso” scrive ancora una volta al Comune di Sestu.Oggetto: Programma integrato d'area e Accordo di programma "Centro Agroalimentare". «In riferimento al Pia in oggetto e alla variante del connesso progetto di lottizzazione, con la presente siamo a confermarvi che i tempi di attuazione del programma di investimento e sviluppo, saranno attuati secondo quanto già stabilito nell'Accordo di programma». E spiega: «In particolare, si procederà alla realizzazione e messa in esercizio degli altri mercati, coerentemente con la esistente struttura del mercato ortofrutticolo (entrato in esercizio il 28 maggio del 2007)». E così parallelamente al “cash and carry”, saranno sviluppati i restanti mercati previsti dall'accordo: quello ittico, appunto, il florovivaistico, avicunicolo e delle carni. Sarà un caso ma anche la sequenza è cambiata: nel sito della società si parla del «grande progetto dell'Ingrosso, Mercato Agroalimentare della Sardegna», prima dei pesci c'erano i fiori. Ma forse per quello nessuno si è ancora presentato con una proposta tra le mani da dirottare nel Centro Agroalimentare fantasma di Sestu: dove l'unico mercato realizzato è quello pagato dagli operatori a peso d'oro: circa 1.200 euro al metro quadro per un box.Un esempio: per acquistare 160 metri quadri bisognava sborsare 194 mila euro. Più Iva al 20%.

 




 
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